Offendere l’intelligenza e sminuire la complessità: Salvini e i proclami per una “Guerra alla Droga”

Offendere l’intelligenza e sminuire la complessità: Salvini e i proclami per una “guerra alla droga” trenta anni dopo i fallimentari e strumentali propositi bellici di Nixon.

Articolo di Alessio Guidotti (Attivista ITANPUD)

L’ultimo, in ordine cronologico, richiamo alle armi sulla war on drugs è del ministro Salvini che, mantenendo il filo a precedenti dichiarazioni che mostrano un chiaro e netto orientamento, ribadisce fermamente di voler dare una duro colpo allo spaccio di droga.

Il Ministro parla di una grossa operazione in fase di preparazione per stanare gli spacciatori di morte “ città per città, paese per paese”.

Poi mostra il suo disgusto per uno Stato spacciatore, lascia intendere ai 5 stelle di non pensare possa seriamente porsi una questione cannabis, pur non nominandola, lo dice però affermando di essere dispiaciuto che qualche suo collega “ dica che la droga non fa male”.

Insomma leggendo interamente l’articolo in questione (https://tg24.sky.it/politica/2019/04/28/salvini-lotta-droga.html) è chiaro il tono delle dichiarazioni ma ancor di più è chiaro l’ennesimo utilizzo strumentale che si fa della “droga”. Tutto questo ci dovrebbe preoccupare per una serie di ragioni.

Il fenomeno sociale del consumo di sostanze psicotrope è una questione seria, riguarda la salute pubblica, riguarda la spesa sanitaria, riguarda i diritti individuali, riguarda la vita umana. Pensare che un fenomeno così complesso possa essere ridotto ad argomento da stadio, con tifoseria accanita per una fantomatica caccia allo spacciatore volta a far sparire tutta la droga in circolazione, dovrebbe far preoccupare.

Dovrebbe far preoccupare i genitori. ad esempio, che hanno, oggi nel 2019, tutti gli elementi per constatare come nessun risultato in termini di contrasto all’uso provenga realmente da politiche orientate alla mera repressione.

Facile quanto superficiale consolazione l’idea che una buona azione a tappeto smantelli definitivamente il commercio illegale di sostanze psicotrope. La “droga” infatti, come la chiama e significa il ministro, altro non è che la rappresentazione sociale di un feticcio sempre pronto all’uso , da agitare bene all’occorrenza come il mostro cattivo.

Ma di fatto droga è una parola vuota, dice tutto e dice niente. Semmai droghe sarebbe un termine più adatto per cominciare seriamente a parlare delle diverse sostanze che vengono quotidianamente consumate, vendute ed anche inventate se proprio vogliamo dirla tutta. Oggi nel 2019 dovremmo infatti preoccuparci, come cittadini, come genitori, come educatori, come consumatori di sostanze, dovremmo appunto preoccuparci che un argomento così serio ed importante sia trattato, anzi continui ad essere trattato, in un modo superficiale ma soprattutto dannoso.

Allora uno sguardo alle politiche europee, ai risultati che nero su bianco, ha dimostrato poter invertire un Paese come il Portogallo passando da politiche proibizioniste a quelle più tolleranti ed orientate alla riduzione del danno e la prevenzione portando nel 2013 i morti per droga a 16 contro i 679 della più rigida Irlanda ( dati Encod 2013) . Ma questi pochissimi dati solo per dare un accenno a una parte di quelle che dovrebbero essere le argomentazioni, i contenuti, le evidenze, di un discorso volto a contrastare i danni che certamente una errata gestione del fenomeno del consumo di sostanze può portare, non solo ai “giovani” o i “ nostri figli” come amano dire i paladini del proibizionismo, ma all’intera società che certo include anche i giovani.

Il più grande rammarico è proprio questo: vedere come questo fenomeno così complesso finisca per trasformarsi in un argomento da campagna elettorale da bar, mentre certo che meriterebbe il plauso di un cittadino consapevole un politico che seriamente intendesse avviare un dialogo, serio e pragmatico, volto a far si cresca culturalmente riguardo la questione stupefacenti. Una crescita culturale, che potrebbe magari portare a sottrarre finalmente al giudizio morale il consumo di droghe. Quello sarebbe forse il primo passo.

Si parla di droga che fa male, di droga uguale morte. Oppure di tossicodipendenza come malattia da curare e pur a volerla leggere in questo modo: avete mai visto un’altra malattia curata come la tossicodipendenza?

Immaginate allora, come dice Maia Szalavitz in un bellissimo articolo* un diabetico che viene sanzionato amministrativamente, segnalato, o arrestato in base a quanti dolci viene trovato mangiare o tenere con se. Certamente non si smonteranno in un batter d’occhio anni e anni di volontaria e intenzionale promozione di ignoranza sulle droghe e relativo consumo. Ignoranza, che si alimenta non considerando tutte le complessità di questo fenomeno, ignoranza che è stata alimentata in buona parte dal proibizionismo .

E’ questa ignoranza che permette a un politico di trattare in questi termini riduttivi e quasi banali direi, un argomento così ricco di connessioni con altre questioni sociali, implicazioni personali legate a condizioni psicofisiche, ed anche questioni economiche perché quando parliamo di droghe, e di tentativo di gestirne il fenomeno, parliamo di soldi ma non quelli delle narcomafie, ovvero, non solo quelli: parliamo dell’abnorme giro di soldi in termini di carcere, di tutto l’apparato repressivo, e di riabilitazione e cura.

Una macchina colossale che fa parte di questa economia. Possiamo pensare che tutta questa complessità non venga ridotta a slogan battaglieri a cui il ministro Salvini come il ministro Fontana ci hanno abituato?

Quel tono offensivo nei confronti della serietà dell’argomento è cosi lontano dalle considerazioni lucide che anche in sedi istituzionali ( si pensi all’Onu dove tavoli tecnici appositi discutono delle politiche sulle droghe non certo in questi termini ) stanno portando a un cambiamento dell’approccio al fenomeno.

Quel tono offensivo è cosi vicino alla “war on drugs” di Nixon, ma son passati circa trent’anni. E quella guerra è stata persa ed è stato pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Servirebbe che la società prenda atto di questo.

Un governo al cui interno c’è un “Nixon fuori dal tempo” del quale il partito ha presentato un ddl che mira sostanzialmente ad arrestare tutti, e piccole forze sparse che parlano perlomeno di legalizzare la cannabis, ma di fare la conferenza nazionale sulle droghe non se ne parla!! sono anni che nessun governo la convoca: ben farebbe il CNCA ad autoconvocarla !!

Ma una conferenza fatta dal governo è un diritto del cittadino, del genitore preoccupato del diffondersi di un fenomeno che ha volti nuovi abiti diversi e che un Salvini vorrebbe rassicurare con proclami e disegni di legge che hanno il marchio dell’inutilità e del danno, ed è la storia a confermarlo ! l Ma soprattutto servirebbe che questa ben nota partita “ guerra alla droga si guerra alla droga no” al cui centro ci sono interessi politici in termini di consenso elettorale, interessi economici che riguardano tutto il corollario che ruota intorno al fenomeno droga, ecco servirebbe che questa partita veda finalmente l’ingresso in campo dei veri protagonisti di tutta questa faccenda e cioè dei consumatori.

E’ necessario che la crescita culturale cui un vero antiproibizionismo dovrebbe auspicare, venga avviato facilitato e orientato proprio da chi le politiche sulle droghe le subisce direttamente in prima persona. Ed è questa la brutale e impattante condizione attuale: si certo, come diceva il senatore Perduca in un articolo dello scorso anno , non può essere che a parlare di droga sia, l’appena nominato all’epoca, ministro Fontana, nel senso che chi politicamente si deve occupare di questo fenomeno deve avere specifiche conoscenze e competenze.

Ma non può essere nemmeno continui l’insana tradizione che a parlare di droghe sia soprattutto chi non le usa. E’ un paradosso che la dice lunga su tutta una serie di danni determinati dal proibizionismo compreso lo stigma, l’autostigma, l’esclusione sociale, ma soprattutto sul fiorire dei più disparati interessi legati al fenomeno del consumo di droghe. Compresi gli interessi politici. Certamente quindi serve che una cittadinanza matura e seria sappia dare il giusto e triste valore di propaganda ai proclami di Nixoniana memoria del Ministro Fontana come del Ministro Salvini.

Ma ancor di più serve che il consumatore di sostanze sappia far sentire la propria voce, rendendosi protagonista di un dibattito che troppo spesso lo vede ai margini, relegato al mero compito di soggetto da trattare, silenziandosi, autoescludendosi, all’interno di dinamiche sociali che lo hanno nel peggiore dei casi “agevolato al silenzio” posto in un angolo, reso oggetto di lodevoli attenzioni di paladini dei diritti altrui che però troppo spesso hanno voluto, più o meno consapevolmente, lasciarlo nella condizione di persona da tutelare, piuttosto che orientarlo ad essere in grado di autodeterminarsi o perlomeno parlare di se stesso non come errante derelitto da salvare o pentito del vizio e felicità chimicamente indotta, ma come cittadino degno di rispetto, spesso portatore di un esperienza significativa, ma soprattutto individuo all’interno di una società, a cui vanno garantiti come ogni cittadino, diritti e dignità.

Alessio
Guidotti

*(
https://www.washingtonpost.com/news/posteverything/wp/2018/03/13/why-its-not-enabling-to-make-drug-use-safer/
)

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