Associazione FreeWeed Board Movimento Sociale e Politico per la Liberalizzazione della Cannabis
Movimento Sociale e Politico per la Liberalizzazione della Cannabis

Non dobbiamo più avere paura di chiamarla “Marijuana”

Tratto dal Romanzo “Manhattan Diesel – La Vera Storia della Cannabis” di Steven Weaponrise.

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“Erano riportati alcuni ritagli dei giornali di William Randolph Hearst del 1921 e del 1922. Il ricco editore aveva lanciato una rubrica contro i vizi alternativi, una specie di preludio di quella che sarebbe dovuta essere la crociata del secolo. Fino a quel tempo aveva avuto solo cadenza annuale sulle pagine dei quotidiani della sua catena, ma presto sarebbe divenuta faccenda d’ogni giorno. Lesse un resoconto iperbolico e strappalacrime su di una vicenda accaduta ad Hollywood firmato dallo stellare reporter Winifred Black, che scriveva anche con lo pseudonimo di Annie Laurie. Notò anche alcuni articoli non ancora pubblicati che sarebbero dovuti uscire successivamente. In tutti si opinava sulle presunte qualità sociali della cannabis. Si erano organizzati alla grande, non c’era nulla da eccepire.

Hearst sarebbe stato il fulcro della campagna mediatica. Secondo quanto stava leggendo ormai mancavano solamente gli ultimi dettagli per i finanziamenti e poi sarebbero potuti procedere a vele spiegate. Utilizzando la piovra mediatica dell’editore Anslinger avrebbe spinto il sentimento anti-cannabis ad un punto tale da creare un vero e proprio movimento nazionale inconscio. Giornali e riviste avrebbero pubblicato storie melodrammatiche e sensazionalistiche sulla fantomatica minaccia della dipendenza da cannabis e l’orribile condizione di isolamento provata da coloro che sarebbero stati catturati dalla temibile morsa dei suoi effetti, aggiungendo al tutto una dolce nota di razzismo. William Hearst era pronto a lanciare la folle campagna di propaganda che avrebbe demonizzato efficacemente la cannabis. Aveva anche uno stupendo asso nella sua lurida manica.

La mossa chiave sarebbe stata quella di non chiamarla mai con il suo vero nome.

Come il detective aveva avuto modo di scoprire dagli appunti dell’amico Ford, Hearst aveva avuto numerosi dissidi con i ribelli messicani di Pancho Villa in passato.

Evidentemente il magnate aveva trovato il modo di vendicarsi, utilizzando nella sua campagna denigratoria verso la pianta di cannabis proprio un nome caro ai rivoltosi rimasti a fedeli a Villa ed ai suoi ideali rivoluzionari.

Avrebbero iniziato a chiamarla con il nome di Marihuana, Marijuana o MariaJuana.

Qualunque grafia sarebbe andata bene, purché il suono fosse stato quello.

Avrebbe riportato alla mente di chi lo udiva un malcelato odio razziale verso lo straniero. Molti dei soldati di Pancho Villa infatti erano indigeni indiani Yaqui e adoravano fumare le motas, i sigari di cannabis, ad ogni ora del giorno. Secondo i rapporti di Anslinger il termine marijuana sarebbe nato proprio tra i soldati dell’esercito del sovversivo messicano, precisamente nel campo femminile, noto come Soldaderas.

Una popolare canzone scritta al tempo della Rivoluzione era chiamata proprio Marijuana: La Soldadera. Raccontava la storia di una giovane donna e del suo amato, il soldato Juan. Quando poi lui era stato ucciso, la donna aveva scelto di imbracciare il fucile e combattere coraggiosamente, ottenendo una promozione come Sergente.

Una rappresentazione allegorica aggressiva della libertà e della giustizia, sentimenti inflessibili di fronte alle avversità della vita.

Erano riportati anche i versi di un’altra canzone famosa per essere un canto sedizioso, scritti in spagnolo, affiancati dalla loro traduzione.

La cucaracha, la cucaracha – lo scarafaggio, lo scarafaggio,

Ya no puede caminar – Non può più camminare

Porque no tiene, porque le falta – Perché non ha,, perché gli manca

Marihuana que fumar! – Cannabis da fumare!

La Cucaracha era una melodia tradizionale satirica che veniva periodicamente allestita con nuovi testi per soddisfare le esigenze del momento. Le origini erano oscure, ma una nota affermava che la canzone sarebbe stata portata in Messico dalla Spagna da un capitano della marina. I testi de La Cucaracha esistevano per commemorare i conflitti del diciannovesimo secolo sia in Spagna che in Messico, ma i versi più famosi erano stati sicuramente scritti durante la rivoluzione messicana terminata nel 1920.

Esistevano anche molteplici interpretazioni della canzone.

Per molti si sarebbe potuta riferire direttamente all’auto di Villa che, con i suoi soldati tutt’intorno, poteva rassomigliare ad uno scarafaggio.

Un’altra interpretazione gettonata era quella che la canzone stesse ridicolizzando le forze federali dittatoriali del presidente messicano Victoriano Huerta. I gendarmi avevano infatti affermato che i rivoluzionari non sarebbero riusciti a combattere senza fumare cannabis, per umiliarli.

L’ironia spesso si rivela un’arma vincente.

Anslinger aveva dedotto e messo per iscritto che probabilmente la spiegazione più vicina alla realtà sarebbe potuta essere che anche in questo caso ci si stesse riferendo ad una soldadera, poiché la cucaracha era un soprannome spesso dato alle donne di nome Cuca, l’abbreviazione di Maria de Refugio, abbastanza comune in Messico. Anslinger aveva però due certezze: La Cucaracha era diventato l’inno ufficiale dell’esercito  di  Villa  e  ormai   molti   dei   suoi   sostenitori   avevano iniziato ad usare la parola marijuana per definire i fiori della cannabis.

Hearst in una lettera aveva sottolineato più volte il piacere personale provato nel ricevere i risultati delle sue ricerche, anticipando al futuro commissario che avrebbero iniziato ad usare proprio quel nomignolo per demonizzare l’odiata pianta.

Subito dopo la rivoluzione messicana era infatti aumentato anche l’afflusso migratorio dal Messico verso stati come il Texas e la Louisiana, portando con sé lingua, cultura e costumi tradizionali che si stavano diffondendo nella nazione. Hearst avrebbe sfruttato questa situazione per i suoi interessi. L’odio mentale per il fittizio nemico straniero invasore si sarebbe presto tramutato in reale disprezzo per i fumatori di cannabis. E tutto questo sminuendo proprio una parola che fino ad allora aveva assunto un significato profondamente rivoluzionario. Avrebbero preso due piccioni con una fava. Sarebbe stato molto più semplice attaccare una sconosciuta e fantomatica marijuana, discostandola nell’opinione pubblica dalla più conosciuta cannabis, pur essendo la stessa identica cosa. L’unica nota positiva in questa orrenda trama era stato per Joe il venire a conoscenza di quella simpatica storia musicale della quale ignorava l’esistenza.”

TRATTO DAL ROMANZO MANHATTAN DIESEL DI STEVEN WEAPONRISE

Con lo stesso nome con cui l’hanno voluta combattere, noi li batteremo.
Non dobbiamo più avere paura di vedere riconosciuti i nostri diritti, le nostre libertà.
Riportiamo in auge il valore rivoluzionario della MARIJUANA, la SOLDADERA.

#FinoAllaLibertà

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