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Salvini ha presentato il ddl antispaccio e da bravo comunicatore qual è, l’ha fatto partendo dalla tragedia delle Marche, in cui, manco a dirsi, uno straniero ha provocato un incidente uccidendo due persone.

Il marocchino era ubriaco e sotto l’effetto di droga e Salvini, surfando sull’onda dell’emotività, ha annunciato la sua battaglia contro tutte le droghe.
E l’alcol? 
Cioè il tipo era drogato ok. Ma era anche ubriaco!
Perché quando Salvini parla di venditori di morte, si riferisce solo a chi spaccia droga e non a chi vende alcol?
Perché non chiudere allora tutti quelli che vendono alcolici? I Carrefour, il Pigneto in blocco, le cantine, i ristoranti, le birrerie, i paninari, i kebabbari e i minimarket bengalesi e perfino gli autogrill perché la birra te la vendono anche in autostrada con l’offerta speciale e un poggiatesta di pelledicazzo in omaggio.

Perché non chiudiamo questi venditori di morte?!

Ovviamente perché sarebbe una follia; sarebbe come chiudere tutti i ferramenta ogni volta che qualcuno spacca il cranio a un altro con una chiave inglese.
Il problema non è l’alcol ma chi ne fa un uso improprio.
E l’alcol è accettato culturalmente, il ministro ne fa uso e lo ostenta sui social ma di droga proprio non ne vuole sentire parlare. 
Contrario a tutte le droghe. A prescindere dalla quantità. 
Ma sul serio vogliamo tornare alla non distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e l’abolizione del concetto di modica quantità?

A parte il fatto che il concetto di modica quantità è abbastanza soggettivo: magari per il Ministro 5 grammi di erba sono tantissimi, per molti sono il minimo indispensabile per affrontare la settimana.
Ma c’è differenza se ho 5 grammi di erba o ne ho 500 kg: nel primo caso sarei un piccolissimo, ininfluente e sfigatissimo consumatore di marijuana; nell’altro caso sarei una persona fortunata. 
Oltre che un trafficante internazionale direi.
Il ddl adesso comincerà il suo percorso parlamentare e con questo governo schizofrenico onestamente non la vedo bene sull’argomento. Ma mi permetto qualche suggerimento.
Ma perché per esempio, anziché puntare sulla paura e sul proibizionismo, politiche che hanno fallito oltretutto, intanto non si smette di chiamare la marijuana droga e cominciamo a chiamarla con un nome tipo…pianta?
Perché non si fa una legge sulla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere e l’autocoltivazione, proprio per diminuire gli introiti di quei venditori di morte che si vuole tanto combattere? 
Ma sul serio vogliamo tornare a una legge in cui se un neolaureato in Scienze della Comunicazione si fa una canna per scordarsi che la sua laurea non gli servirà a un cazzo e viene beccato, rischia fino a sei anni di carcere?
Sul serio?
Oramai diversi paesi nel mondo attuano politiche di legalizzazione e ne raccolgono i frutti, oltre ai fiori.
In Italia stiamo messi così.
……………….Fino a sei anni di carcere…Oddio…Tutto sommato, con i tempi che corrono, con questo governo e soprattutto con una laurea in Scienza della Comunicazione, quasi quasi conviene…

di Pietro Sparacino

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