Articolo del Professore di Filosofia Andrew Fiala, Direttore del Centro etico di Fresno State.
Traduzione di Stefano Armanasco, Presidente FreeWeed

L’argomento di base a favore della legalizzazione – oltre a ricordare che potrebbe generare entrate attraverso la tassazione e ridurre i tempi di detenzione per i tossicodipendenti – è libertario

La legalizzazione della cannabis fa inevitabilmente parte di una marea crescente di libertarismo riguardo a questioni come l’aborto, il suicidio assistito da medico, la pornografia e il matrimonio gay. I libertari consentono agli adulti di fare ciò che vogliono, purché non facciano del male agli altri.

A volte l’uso di cannabis può danneggiare gli altri: attraverso il fumo passivo, guidando sotto l’influenza e così via. I libertari dovrebbero dunque insistere nel voler trovare modi per ridurre al minimo tali situazioni. Ma per la maggior parte i libertari vogliono lasciare le persone agire sole, anche se questo significa consentire alle persone di fare i propri errori.

I paternalisti invece non sono d’accordo. I paternalisti vogliono impedire alle persone di farsi del male. Si preoccupano che le persone non siano abbastanza virtuose da scegliere bene. Pensano che le persone possano essere profondamente confuse su ciò che sia buono per loro – e dovrebbe dunque essere loro impedito di abusare della loro libertà. 

I libertari respingono queste tematiche etichettandole come motivazioni ficcanaso ed invadenti.

L’argomento libertario ha prevalso in California per quanto riguarda la legalizzazione della cannabis. (NDR Il Professore vive a Fresno, in California)

Rimane tuttavia la questione se il consumo di cannabis sia un saggio uso della libertà o un errore. Detto in altro modo, c’è qualcosa di sbagliato nello sballarsi con la cannabis?

La tradizione della legge naturale fornisce un’argomentazione contro lo sballo. La Chiesa cattolica insegna che l’uso di sostanze ricreative è un “grave reato” che “infligge danni molto gravi alla salute ed alla vita umana”.

Questa argomentazione è stata formulata in termini filosofici da Robert P. George e Patrick Lee, i quali sostengono che l’uso di sostanze ricreative sia un abuso del corpo

La loro critica alle droghe è collegata ad un’etica sessuale conservatrice. Suggeriscono un’analogia tra masturbazione e uso di sostanze. Questi autori affermano che quando le persone si masturbano o si sballano, il corpo viene utilizzato come strumento da manipolare per ottenere piacere. Dicono che i masturbatori ed i tossicodipendenti esprimano dunque “disprezzo” per i loro corpi.

Gli edonisti invece dal canto loro vedono le cose diversamente. 

L’obiettivo dell’edonista è massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Ciò significa che gli edonisti vorranno evitare il rovescio della medaglia derivato dallo sballarsi. Se la cannabis provocasse postumi di una sbornia o dipendenza, questo sarebbe un problema. Ma i difensori della cannabis sostengono spesso che abbia meno aspetti negativi rispetto all’alcol.

Il confronto con l’alcol si presenta spesso nelle discussioni sul legalizzazione della cannabis. 

Se il vino va bene, cosa c’è di sbagliato nell’erba? Lee e George consentono l’uso di alcol. 

Dicono che va bene se usato come lubrificante sociale per migliorare le interazioni sociali. Ma c’è una differenza, sostengono, tra bere sociale e ubriacarsi.

Certo, si potrebbe dire la stessa cosa per la cannabis. Alcuni stoner tristi possono nascondersi da soli in stanze buie, ma la cannabis è anche una sostanze sociale. E c’è una cultura della cannabis che include Bob Marley, Snoop Dogg e Willie Nelson.

Questo ci ricorda che la cultura conta, eccome. 

L’alcol è la droga di scelta per la cultura tradizionale, che dà per scontato il consumo di birra e vino. 

Ma la cannabis è (o forse è stata fino a poco tempo fa) contro-culturale, una droga per rastafariani, rapper e cowboy hippy. 

Un’analisi culturale della cannabis mostra come le opinioni contrastanti sulla sostanza riflettono il nostro pensiero sulla razza, cultura e classe.

Questa divisione culturale taglia il nostro pensiero sulla coscienza. 

Autori come il Dr. Andrew Weil hanno discusso della differenza tra la mente sballata e la mente retta . 

Filosofi, scienziati, avvocati e matematici celebrano il pensiero razionale, la logica e la risoluzione dei problemi. Le culture e le carriere che valorizzano l’arguzia e il pensiero critico tenderanno a enfatizzare la sobrietà e ciò che Weil chiama “pensiero diretto”.

Ma artisti e mistici vedono le cose in modo diverso. 

La cannabis è stata utilizzata per liberare la creatività artistica e stimolare l’esperienza mistica. 

Per l’artista o il mistico, c’è un valore nella mente sballata. Invece di logica e calcolo, il misticismo apprezza l’intuizione, la sensualità e l’intuizione creativa.

Queste differenze di cultura, religione e coscienza sono profonde. 

Ecco perché la soluzione libertaria è la migliore. 

Non saremo in disaccordo sulla moralità della cannabis. 

Ma fino a quando il danno agli altri può essere ridotto al minimo, agli adulti dovrebbe essere permesso di decidere da soli se vogliono essere sballati o meno.

Andrew Fiala, Professore di Filosofia e Direttore del Centro etico di Fresno State 

Mail: fiala.andrew@gmail.com .

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