Cosa cambia con la nuova legge e quali ostacoli restano per aziende e pazienti
Il programma pilota diventa legge permanente
Dopo sette anni di sperimentazione, la Danimarca ha ufficializzato l’inserimento della cannabis terapeutica all’interno del proprio sistema sanitario. Il nuovo quadro legislativo entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2026, ma nonostante le molte aspettative di riforma, il contenuto della legge ricalca quasi integralmente quanto già previsto dal programma pilota avviato nel 2018.
Il disegno di legge L135, presentato nel novembre 2024, è stato preceduto da una lunga fase di consultazione pubblica. Molti produttori nazionali avevano chiesto con forza correzioni strutturali, soprattutto in merito al sistema di rimborso giudicato inadeguato, ma nella versione definitiva del testo approvato non sono stati recepiti cambiamenti rilevanti.
Critiche degli operatori e problematiche irrisolte
Secondo Thomas Skovlund Schnegelsberg, CEO della Stenocare, la nuova normativa rappresenta più una replica del passato che una vera evoluzione: la legge è stata semplicemente “copiata e incollata” dal pilota originario. L’azienda danese ha vissuto momenti difficili negli ultimi anni, con due riduzioni delle previsioni di vendita in tre mesi e un crollo del 53% del fatturato lordo nel terzo trimestre 2024. Le cause? Rimborsi squilibrati e concorrenza poco equa.
Il rimborso governativo, pari all’85%, è stato garantito solo ad alcune farmacie autorizzate, una delle quali ha guadagnato centinaia di milioni di corone danesi. I prezzi dei suoi prodotti sono risultati fino a quattro volte più alti rispetto a quelli previsti dal programma pilota. Intanto, chi opera nel settore lamenta l’eccessiva lentezza burocratica e l’assenza di reali incentivi per le aziende produttrici.
Il sistema attuale di prescrizione
Nel contesto danese attuale, esistono quattro canali differenti per l’accesso alla cannabis a uso medico:
- Prodotti farmaceutici autorizzati (come Sativex ed Epidyolex), basati su evidenze cliniche.
- Prodotti inclusi nel programma pilota, come gli oli della Stenocare.
- Prodotti non autorizzati accessibili tramite permessi individuali (es. Nabilone, Marinol).
- Preparati magistrali, realizzati su misura dalle farmacie e poco soggetti a regolamentazioni rigide.
I dati raccolti da DanCann mettono in luce la disparità di trattamento economico tra le categorie: mentre i preparati magistrali hanno beneficiato di 93 milioni di corone in sussidi tra il 2018 e il 2022, i prodotti del programma pilota ne hanno ricevuti appena 17 milioni. Inoltre, le farmacie riescono a immettere nuovi preparati sul mercato in tempi brevissimi, a fronte di anni di investimenti richiesti alle aziende che partecipano al programma pilota.
Analisi in breve
La Danimarca ha formalmente riconosciuto il valore terapeutico della cannabis, ma il nuovo quadro normativo lascia aperti diversi interrogativi.
Sebbene la legge rappresenti un passo avanti simbolico per i pazienti, che da anni attendono stabilità e accesso più equo ai trattamenti, le aziende del settore restano penalizzate da meccanismi di rimborso distorti e da una concorrenza che privilegia le farmacie autorizzate.
Sarà fondamentale, nei prossimi mesi, che il Ministero della Salute danese utilizzi i suoi ampi poteri per correggere le distorsioni e garantire condizioni più equilibrate tra gli attori coinvolti. Solo così si potrà trasformare una “vittoria simbolica” in un reale modello sostenibile e competitivo.
Commento personale:
È positivo che la Danimarca abbia scelto di legalizzare in modo stabile la cannabis terapeutica, ma è evidente che questa legge, nella sua forma attuale, rischia di favorire pochi soggetti a discapito di un ecosistema più ampio e competitivo. Il riconoscimento formale non basta: servono riforme concrete per tutelare sia i pazienti che le aziende.

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