A dieci anni dalla sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGASS 2016), il bilancio delle politiche internazionali sul controllo delle sostanze è un atto d’accusa senza appello contro il paradigma proibizionista. Mentre la retorica della “war on drugs” continua a essere utilizzata come alibi per la repressione, i dati raccontano una realtà fatta di mercati in espansione, morti evitabili e una sistematica erosione dei diritti umani.
Un decennio di macerie sociali
Il rapporto dell’International Drug Policy Consortium (IDPC), rilanciato in Italia da Forum Droghe, fotografa una crisi sistemica. Nonostante gli sforzi repressivi, il numero di persone che utilizzano droghe è aumentato, così come sono aumentati i decessi correlati e il ricorso sproporzionato alla detenzione per reati di lieve entità. Il proibizionismo non ha eliminato il mercato, lo ha reso semplicemente più violento e meno controllato, lasciando i consumatori nelle mani della criminalità organizzata.
L’Italia e l’immobilismo ideologico
In questo scenario globale, l’Italia continua a ricoprire un ruolo di spettatrice passiva, arroccata su una legislazione punitiva che riempie le carceri senza offrire soluzioni di salute pubblica. Come dichiarato da Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe, la guerra alla droga produce danni sistemici e sposta risorse preziose dalla cura alla punizione. È inaccettabile che, mentre il mondo discute di riforme strutturali, il governo italiano rimanga ancorato a una visione securitaria che ignora le evidenze scientifiche e la riduzione del danno.
Una finestra di opportunità per la riforma
Oggi si apre una rara opportunità politica: le Nazioni Unite hanno avviato una revisione indipendente del regime internazionale di controllo. È il momento di modernizzare i trattati, superando l’approccio ideologico degli anni ’60 per abbracciare politiche fondate sulla giustizia sociale, la salute e lo sviluppo sostenibile. Come sottolineato da Susanna Ronconi, l’Europa deve avere il coraggio di sostenere questo cambiamento, smarcandosi dalle logiche belliche del passato.
Conclusioni: la regolamentazione è l’unica via
Il fallimento del proibizionismo è un dato di fatto. Continuare a perseguire le stesse strategie fallimentari sperando in risultati diversi è un errore politico e morale. È urgente che l’Italia inverta la rotta, puntando sulla decriminalizzazione e sulla regolamentazione legale della cannabis come primo passo per togliere potere alle mafie e restituire dignità e sicurezza ai cittadini. La riforma dei trattati internazionali non è più un’opzione, ma una necessità storica per garantire i diritti fondamentali di tutti.
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