Carlo Giovanardi, la decisione sull’inchiesta Aemilia il 23 gennaio alla Corte Costituzionale

L’inchiesta Aemilia si ripresenta, e vuole finalmente avere la sua giustizia, tramite la Corte Costituzionale.

In bilico la posizione di Carlo Giovanardi, il paladino del proibizionismo della cannabis; la Direzione distrettuale antimafia di Bologna gli ha contestato di aver fatto pressioni sui membri della Prefettura di Modena per salvare dall’interdittiva antimafia la Bianchini Costruzioni, il cui titolare, Augusto Bianchini, è stato recentemente condannato insieme a Michele Bolognino considerato uno dei referenti della cosca di Cutro nel modenese, nell’ambito del primo maxi-processo alla ‘Ndrangheta nel nord.




Carlo Giovanardi è accusato nell’ordine di: minaccia a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato, minaccia a pubblico ufficiale, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante mafiosa.

Proprio l’uomo che era membro della commissione Antimafia fino al 2018.

Secondo l’accusa il senatore avrebbe fatto “illecite pressioni” per ottenere una rivalutazione dei provvedimenti adottati nei confronti di alcune aziende a cui era stata negata l’ammissione nella White List degli appaltatori. Ma quel che più conta è, sempre secondo gli inquirenti, che il senatore si sarebbe dato da fare, pur sapendo dei rapporti dello stesso imprenditore con un esponente di spicco del clan Grande Aracri.

Carlo Giovanardi dal canto suo si proclama innocente ed in buona fede rispetto ai fatti di cui è accusato.

La Corte dovrà decidere su questioni di legittimità delle azioni perpetrate al fine di giungere all’incriminazione.

La sentenza è attesa per il 23 gennaio 2019.

 

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