La questione dei fiori con CBD della cannabis industriale a basso THC accende il dibattito anche in Austria, tra speranze e tensioni normative.
Il contesto normativo e la battaglia legale
Non solo in Italia, ma anche in Austria si sta cercando di limitare il commercio dei fiori di cannabis industriale, spesso indicati come prodotti a prevalenza di CBD e a basso contenuto di THC.
Recentemente, un’importante contestazione legale ha portato sotto i riflettori il tema del divieto di vendita di questa tipologia di prodotti nel Paese.
Secondo il rinomato avvocato Dr. Heinz Mayer, la vendita di erba CBD con una concentrazione di THC inferiore allo 0,3% non dovrebbe essere soggetta al monopolio del tabacco.
Questa interpretazione si scontra apertamente con quanto sostenuto dal Ministero delle Finanze austriaco, che aveva invece indicato l’obbligo di vendere tali prodotti solo attraverso le tabaccherie ufficiali.
Il parere di Mayer si fonda sull’analisi della sentenza della Corte amministrativa suprema, che confermerebbe l’assoggettamento della cannabis CBD soltanto all’accisa sul tabacco, escludendo una sua inclusione nel monopolio stesso.
Secondo il giurista, qualsiasi tentativo di estendere il monopolio al fiore di cannabis legale violerebbe sia la Costituzione austriaca sia i principi del diritto europeo.
La posizione del Ministero delle Finanze
Nonostante l’importante parere legale, il Ministero delle Finanze ha ribadito la propria linea, dichiarando che una semplice consulenza giuridica non può superare la legislazione vigente.
Secondo il Ministero, il divieto di vendita di cannabis fumabile al di fuori delle tabaccherie ufficiali rimane pienamente in vigore.
Dal mese di marzo sono stati eseguiti 59 controlli doganali in tutto il Paese, con il rischio di sanzioni sia fiscali sia penali per i commercianti trovati in violazione della normativa.
La vendita tramite distributori automatici resta anch’essa vietata.
Il Ministero ha inoltre specificato che la procedura per abilitare alla vendita i grossisti riconosciuti è ancora in corso, aumentando l’incertezza nel settore.
Gravi ripercussioni sull’industria del CBD
L’impatto delle restrizioni è stato devastante per l’industria austriaca della cannabis.
Secondo quanto riferito dalla Federazione austriaca per la cannabis (ÖCB), quasi 500 negozi specializzati hanno visto un crollo delle vendite fino all’80%.
Molte attività sono finite in crisi, alcune addirittura verso il fallimento, mentre una parte della clientela si è spostata all’estero in cerca di mercati più accessibili.
Il presidente della ÖCB, Klaus Hübner, ha sottolineato come la politica restrittiva penalizzi soprattutto i pazienti che utilizzano il CBD per motivi terapeutici.
Hübner ha anche criticato duramente l’approccio nazionale, sostenendo la necessità urgente di una regolamentazione a livello europeo.
Ha definito l’Austria come “il paese più problematico d’Europa” per quanto riguarda la gestione della cannabis legale.
Analisi in breve
La situazione della cannabis CBD in Austria appare oggi particolarmente critica.
Nonostante i tentativi da parte della comunità legale di ridurre le restrizioni, il governo continua a mantenere una posizione molto rigida.
L’incertezza normativa sta mettendo a dura prova un intero settore economico, che rischia di scomparire o di spostarsi all’estero.
Dal punto di vista giuridico, le argomentazioni del professor Mayer sembrano solidissime, ma senza un intervento legislativo ufficiale la situazione difficilmente potrà cambiare nel breve periodo.
Intanto, sono i piccoli imprenditori e i pazienti a subire le conseguenze più gravi di questa confusa gestione politica.
Commento personale:
Trovo davvero paradossale che, nonostante pareri legali così chiari, si continui a ostacolare un settore che potrebbe portare benessere economico e sociale.
Invece di ostinarsi a mantenere divieti superati, si dovrebbe lavorare verso una regolamentazione europea più omogenea e intelligente!

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