Approvata Risoluzione per la Canapa Industriale: i dubbi rimangono

E’ stata approvata da parte della Commissione Agricoltura la “Risoluzione in commissione“, che impegna il governo a disciplinare normative specifiche sulla canapa industriale, lasciando però aperti i molteplici dubbi che ad oggi attanagliano il settore, mettendo in difficoltà prima di tutto i consumatori ed i commercianti, tenendoli sospesi ad applicazioni ambigue della normativa settoriale.

Non si parla di commercializzazione, nè di controlli specifici di tipo qualitativo per tutelare il consumatore, nè di uso specifico, tranne quello della biomassa, che apre il discorso alle solite forniture farmaceutiche, sempre favorite, nè si parla di nuove norme precise per tutelare la filiera commerciale ed i clienti del circuito settoriale.

Insomma una risoluzione che rimanda, ci auguriamo, ad una successiva discussione specifica da parte di altri organi istituzionali per affrontare al meglio il tema; ricordiamo la necessità di inserire il discorso in una più ampia e comprensiva riforma della 309/90, il Testo Unico sugli Stupefacenti, in quanto solo modificando la legge primaria si potrebbero dare effettive tutele ai consumatori, commercianti ed all’intero sistema sociale.

Per queste motivazioni rinnoviamo l’impegno e la pressione congiunta verso il Manifesto Collettivo, promosso da oltre 240 realtà e sostenuto da oltre 37.000 sottoscrizioni online prima del Deposito al Senato della Repubblica Italiana, dove giace pronto per una discussione parlamentare ed una sua, necessaria, approvazione.

Di seguito il Testo Completo della Risoluzione approvata in data odierna:

La XIII
Commissione,

premesso
che
:

– la canapa
è una coltura tradizionale tipica del nostro Paese: fino alla metà
del secolo l’Italia era infatti il secondo produttore mondiale dopo
la Russia con 100 mila ettari seminati e un milione di quintali
prodotti;

– nel 2016
il Parlamento ha approvato la legge n. 242 che reca tra le proprie
finalità «il sostegno e la promozione della
coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale
coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto
ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e
della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come
coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture
eccedentarie e come coltura da rotazione
»;

– a seguito
della nuova normativa, la coltivazione di canapa, dopo decenni di
abbandono, ha registrato una crescita esponenziale nel nostro Paese:
negli ultimi tre anni la superficie coltivata è passata da 950 a 3
mila ettari coinvolgendo centinaia di aziende-agricole;

– secondo
quanto previsto dal suo articolo 1, comma 2, la legge n. 242 del 2016
«si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse
iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante
agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del
Consiglio, del 13 giugno 2002». Tuttavia, non sono previste
definizioni che specifichino quale tipo di coltivazione sia ammessa,
ad esempio in pieno campo e/o in serra, o quale metodo di
moltiplicazione sia consentito;

– con
sentenza dello scorso 30 maggio, la Corte di Cassazione ha
stabilito che “la cessione, la vendita, e in genere la
commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione della
cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono
condotte che integrano il reato di cui all’art. 73, del d.P.R. n.
309 del 1990, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai
valori indicati dall’art. 4, commi 5 e 7 della legge n. 242 del
2016, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni
efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di
offensività”;

– tale
pronuncia, al di là del merito giuridico, sta creando forte
preoccupazione in tutto il settore, in particolare in chi commercia
prodotti in canapa;

rilevato
che:

– ancorché
la legge n. 242 del 2016 disciplini la coltivazione della canapa al
fine di promuoverne la filiera agroindustriale, senza alcun
riferimento ad aspetti ricreativi o terapeutici, alla luce della
sentenza succitata, è pertanto indispensabile, anche al fine di non
sminuire le finalità dell’impianto normativo, disciplinare la
cessione, da parte degli agricoltori, di biomassa di canapa a fini
estrattivi;

– sarebbe
altresì utile la determinazione di specifici codici doganali per
ogni macro categoria di prodotto derivante dalla canapa come previsto
dall’articolo 189 del Regolamento (UE) n. 1308/2013

– è inoltre
improcrastinabile l’avvio di un tavolo tecnico di coordinamento
interministeriale, auspicabilmente su iniziativa del Ministero delle
politiche agricole, alimentari e forestali, che coinvolga il
Ministero della salute, quello dell’interno, della giustizia e
dello sviluppo economico allo scopo di approfondire congiuntamente
tutte le tematiche legate agli usi alimentari, cosmetici e
commerciali della canapa industriale, con la finalità di dare
contenuti anche in termini di certezza ed unitarietà di azione
all’intento del legislatore del 2016 di incrementare e sviluppare
la coltivazione di questa pianta;

– altresì
indispensabile è l’istituzione del tavolo di filiera, attualmente
non previsto dalla legge n. 242 del 2016. Tale tavolo, come avviene
per altre colture, dovrebbe avere il compito di definire le attività
da intraprendere per il sostegno del settore, a partire da un’analisi
del comparto che ne metta in luce le potenzialità e i punti di
debolezza, individuando le linee di ricerca che risulta più urgente
perseguire, favorendo lo scambio di informazioni di natura tecnica e
scientifica e indirizzando al contempo l’utilizzo delle risorse a
disposizione;

in
particolare, l’attivazione della filiera alimentare, con la
produzione di semi, farina e olio, particolarmente interessante per
gli agricoltori/trasformatori che realizzerebbero a prezzi
remunerativi un prodotto molto ricercato dal mercato e il cui
approvvigionamento avviene attualmente principalmente attraverso
l’importazione, necessita di chiarezza normativa allo scopo di
permettere, da un lato, al produttore di operare in piena sicurezza
e, dall’altro lato, al consumatore di acquistare un prodotto salubre
e sicuro. A questo proposito, l’articolo 5 della legge n. 242 del
2016 sancisce che «con decreto del Ministro della salute, da
adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, sono definiti i livelli massimi di residui di THC
ammessi negli alimenti»;

rilevato
altresì che:

– ad oggi
non risultano destinate risorse al settore della canapicoltura,
nonostante siano previste dall’articolo 6 della legge n. 242 del
2016, che reca norme per incentivare la filiera della canapa, in
particolare per favorire il miglioramento delle condizioni di
produzione e trasformazione nonché il finanziamento di progetti di
ricerca e sviluppo per la produzione e i processi di prima
trasformazione, finalizzati prioritariamente alla ricostituzione del
patrimonio genetico e all’individuazione di corretti processi di
meccanizzazione. Al fine di rendere adeguatamente remunerativa
l’attività di coltivazione per gli agricoltori in ogni territorio,
gli impianti di trasformazione sono le infrastrutture necessarie per
incentivare la filiera;

– con
riferimento alle piante officinali, il decreto legislativo 21 maggio
2018, n. 75, dispone che l’elenco delle specie di piante officinali
coltivate sia stabilito con decreto interministeriale previa intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e le Province autonome di Trento e Bolzano, al quale è rinviata
anche la disciplina dell’attività di raccolta e prima
trasformazione delle specie di piante officinali spontanee e delle
specie e delle varietà da conservazione o in via di estinzione;

– al fine di
incentivare la creazione di nuove varietà di canapa adatte alle
condizioni climatiche italiane è, infine, indispensabile permettere
alle aziende sementiere, alle aziende florovivaistiche e agli enti
pubblici di ricerca, di poter selezionare nuove varietà di canapa e
procedere alla registrazione di tali nuove varietà ai sensi del
decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e
forestali 5 aprile 2011.

Impegna il
Governo a:

  1. disciplinare la cessione di
    biomassa essiccata, trinciata o pellettizzata composta dall’intera
    pianta di canapa o di sue parti, identificabili o che, nel
    complesso, ne consentono l’identificabilità nello stato
    stabilizzato di presentazione – biomassa essiccata, trinciata o
    pellettizzata con tenore di THC non eccedente lo 0,2% – per la
    fornitura ad imprese attive nei settori quali farmaceutico,
    alimentare, cosmetico e manifatturiero nel rispetto della disciplina
    vigente in ciascun settore;
  2. definire, con urgenza, con
    decreto del Ministero della salute, i livelli massimi di residui di
    Thc ammessi negli alimenti, così come previsto all’articolo 5 della
    legge n. 242 del 2016, ponendo così fine ai margini di incertezza
    per un compiuto inquadramento della tematica;
  3. predisporre specifici codici
    doganali, anche alla luce dell’articolo 189 del Regolamento UE n.
    1308/2013, per ogni macro categoria di prodotto derivante dalla
    canapa;
  4. valutare la possibilità di
    sostenere in ambito comunitario la proposta di innalzamento del
    limite del contenuto di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) nelle
    coltivazioni di canapa dallo 0,2% allo 0,3%, anche al fine di
    permettere la lavorazione di un numero molto di più significativo
    di varietà;
  5. a valutare l’opportunità di
    richiedere nelle opportune sedi unionali, una modifica dell’attuale
    classificazione dei Novel Food attualmente contenuta nella lista
    Belfrit al fine di prevedere l’inclusione delle infiorescenze di
    canapa per la preparazione di prodotti;
  6. procedere con urgenza alla
    emanazione del decreto ministeriale di attuazione del decreto
    legislativo n. 75 del 21 maggio 2018 relativamente all’elenco
    delle piante officinali;

  7. a valutare la possibilità di
    stanziare, nella legge di bilancio 2020, specifiche risorse a favore
    del comparto da destinare prioritariamente alla:

  1. sottoscrizione di intese di
    filiera;
  2. all’innovazione tecnologica,
    con la creazione di impianti di trasformazione specializzati
  3. alla ricerca per il miglioramento
    genetico, individuando varietà italiane adatte alla produzione di
    fibra o di granella o di inflorescenza;
  4. alla prosecuzione di progetti di
    ricerca in corso;

  5. alla costituzione di nuovi poli
    sementieri, a garanzia della qualità e della tipicità italiana
    delle varietà selezionate;
  6. a prevedere una specifica
    formazione tecnico normativa agli operatori dei controlli nel
    settore canapa, al fine di evitare errori e/o sovrapposizioni a
    scapito dei consumatori e delle imprese.
  7. attivare un tavolo tecnico di
    coordinamento interministeriale che coinvolga il Ministero delle
    politiche agricole alimentari e forestali, il Ministero della
    salute, quello dell’interno, della giustizia, dello sviluppo
    economico e gli enti di ricerca allo scopo di:

  1. predisporre gli opportuni
    chiarimenti relativamente alle procedure di realizzazione dei
    controlli in campo;

  2. valutare di riconoscere per le
    colture florovivaistiche la possibilità di riproduzione anche per
    via agamica;
  3. favorire la costituzione di un
    tavolo di filiera per consentire lo sviluppo di intese destinate,
    tra l’altro, alla creazione di distretti ed esperienze che si
    specializzino nella lavorazione della canapa destinata alle diverse
    produzioni alimentari, tessili, edili e della bioingegneria.

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